13 febbraio 2018

Rebus euro/dollaro: quali implicazioni per l’export?

di lettura

Approfondimento SACE sull’evoluzione del tasso di cambio euro/dollaro e sugli effetti che tale andamento può avere sull’export italiano negli USA.

Image

Dopo una fase prolungata di apprezzamento, iniziata nel 2002 e che ha visto il proprio picco (1,60) nel mezzo della crisi finanziaria, nel 2015 si è assistito a un forte deprezzamento della valuta comune nei confronti del dollaro (1,11 USD in media), spinto prevalentemente dalla divergente politica monetaria della Fed e della Bce.

Nel 2016 il cambio è rimasto in media sui livelli dell’anno precedente, chiudendo però a 1,05 il 31/12. Le attese di diversi analisti erano in direzione di un raggiungimento della parità entro la fine del 2017. Queste previsioni erano giustificate da una serie di aspettative per l’anno scorso e per quello corrente, le quali, o non si sono verificate, o lo hanno fatto con un’intensità inferiore al previsto.

Principali driver dell’apprezzamento dell’euro nel 2017 - 2018

Aspettative a fine 2016Cos’è successo in realtà? I fattori alla base dell’apprezzamento dell’euro

Aumento del differenziale tra i tassi d’interesse della Fed e della Bce 

Parziale inclusione nelle aspettative degli operatori dei rialzi del tasso di policy americano, anche per il 2018

Aumento del divario tra i tassi di crescita dell’economia statunitense e dell’Eurozona

Convergenza dell’attività economica dell’area euro con quella degli Stati Uniti. Inoltre:

  • persistente avanzo delle partite correnti dell’Eurozona nei confronti degli USA (oltre il 4,5% del Pil)
  • cospicuo aumento della domanda di asset finanziari in euro

Ampliamento del differenziale dei tassi di rendimento (bond 10YR) 

 Il differenziale tra i tassi di Eurozona e Stati Uniti è andato riducendosi negli ultimi mesi del 2017 (da 235 a 175 punti base, lo spread con il Bund tedesco). A inizio febbraio 2018 è tornato a circa 210 punti base

Fattori al rialzo e al ribasso

In questo quadro, la recente retorica dell’amministrazione americana ha favorito un ulteriore indebolimento del dollaro. Vi sono, però, una serie di fattori che potrebbe influenzare il cambio, al rialzo o al ribasso. Tra i primi, vi sono: 

  • una riduzione del ritmo di crescita degli Stati Uniti (nonostante la riforma fiscale di Trump) e su questo peserà l’esito delle elezioni di mid-term;
  •  l’eventuale uscita dal Nafta; 
  • le future scelte della Fed. 

Tra i fattori al ribasso, invece: 

  • una riduzione del ritmo di crescita dell’Eurozona;
  • la probabile incertezza politica in diversi Paesi europei.

Intanto il Made in Italy avanza negli Stati Uniti

L’incremento delle vendite di beni italiani verso il mercato americano osservato nel 2015 è stato pari al 20,9%. Tuttavia, nonostante l’apprezzamento osservato nel 2017, le esportazioni italiane verso il mercato americano sono aumentate di circa il 10% nell’anno appena conclusosi, superando i 40 miliardi di euro. Va però ricordato che gli effetti del cambio possono essere ritardati nel tempo, mentre la forte crescita della domanda interna statunitense ha prodotto effetti positivi più immediati.

Un export più flessibile e più resiliente

Affidarsi alle sole previsioni sul tasso di cambio non è una buona strategia per selezionare il mercato su cui posizionarsi. In ogni caso, vi sono alcuni buoni motivi per non preoccuparsi troppo dell’apprezzamento dell’euro, almeno fino a una certa quota.

La “soglia del dolore” per le nostre imprese infatti sembra essere aumentata (1,30 secondo Oxford Economics ). Tuttavia, con un apprezzamento superiore a tale quota, l’Italia avrebbe meno spazio per esportare a prezzi competitivi, soprattutto rispetto alla Germania. 

Va evidenziato inoltre che, più del tasso di cambio nominale, è il tasso di cambio effettivo reale a costituire una misura della competitività (in termini di prezzo) dei prodotti del nostro Paese. Questa variabile è andata deprezzandosi  nel periodo post-crisi, salvo riapprezzarsi lievemente nel 2017.

Inoltre, nel tempo, l’export italiano ha mostrato una buona capacità di adattamento, sia in termini di composizione dell’export (si è passati da un elevato numero di piccoli esportatori a una ricomposizione verso imprese medio-grandi), sia in termini di specializzazione settoriale (è aumentato il peso dei settori con minore esposizione alla concorrenza cinese, quali automotive, chimico-farmaceutico e alimentari ). Inoltre la qualità dei prodotti Made in Italy aiuta a spiegare la resilienza dell’export italiano. 

Il Trade Performance Index elaborato dall’International Trade Centre che considera 189 Paesi e 14 settori, rivela che l’Italia è il secondo Paese più competitivo nel commercio mondiale dopo la Germania. Un risultato non proprio banale.

Pierluigi Ciabattoni e Stefano Gorissen - SACE

Tag dell'informativa

Analisi di mercato
Trend quote export di Italia, Germania, Francia e Spagna
27 febbraio 2024 Trend quote export di Italia, Germania, Francia e Spagna
Agenzia ICE ha pubblicato un documento che analizza l’evoluzione delle quote di mercato dell’Italia, rispetto ai principali competitor europei, dal 2010 al 2022.
Export italiano dicembre 2023
19 febbraio 2024 Export italiano dicembre 2023
Nel 2023 il valore dell’export italiano è rimasto stazionario rispetto all’anno precedente. L’aumento dei valori medi unitari (+5,3%) è stato pienamente compensato da una riduzione, superiore alle attese dei volumi (-5,1%).
Previsioni export italiano di servizi
19 febbraio 2024 Previsioni export italiano di servizi
Secondo il “Focus on” di SACE, nel 2023 l’export italiano di servizi è cresciuto dell’11,2% a € 135 miliardi; per il 2024 è atteso un incremento del 4,6%.
Turchıa: crescono Aerospazıo e Dıfesa
17 febbraio 2024 Turchıa: crescono Aerospazıo e Dıfesa
Negli ultimi dieci anni, l’industria turca dell’Aerospazio e della Difesa è passata dal semplice approvvigionamento alla progettazione e alla produzione.
Previsioni della Commissione europea inverno 2024
16 febbraio 2024 Previsioni della Commissione europea inverno 2024
Secondo la Commissione europea, l'attività economica è cresciuta solo dello 0,5% nel 2023, sia nell'UE che nella zona euro. Le prospettive per il 2024 sono riviste al ribasso allo 0,9% nell'UE e allo 0,8% nell'area dell'euro.
Ismea: export prodotti lattiero caseari
7 febbraio 2024 Ismea: export prodotti lattiero caseari
Nel periodo gennaio - settembre 2023, le esportazioni di formaggi e latticini italiani sono cresciute del 13,7% in valore e poco meno del 5% in volume, trainate dal mercato tedesco (+10% in volume) e dai freschi (+17% in valore).
Settore calzaturiero: preconsuntivo 2023 e aspettative per il 2024
2 febbraio 2024 Settore calzaturiero: preconsuntivo 2023 e aspettative per il 2024
Area Studi Mediobanca ha pubblicato un report sul settore calzaturiero che, dopo un biennio di crescita a doppia cifra, chiude il 2023 al +2%.
Italia leader nell’industria della pasta
25 gennaio 2024 Italia leader nell’industria della pasta
Secondo un’analisi dell’Area Studi Mediobanca, l’Italia è prima al mondo per produzione di pasta con 3,7 mln di tonnellate (pari al 22,3% del totale).
Bollettino economico Banca d’Italia gennaio 2024
23 gennaio 2024 Bollettino economico Banca d’Italia gennaio 2024
Alla fine del 2023 l’attività economica mondiale si è ulteriormente indebolita. La produzione manifatturiera ha continuato a ristagnare e la dinamica dei servizi ha perso vigore.
Export italiano novembre 2023
16 gennaio 2024 Export italiano novembre 2023
Tra gennaio e novembre 2023, l’export italiano in valore è aumentato dello 0,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.