27 gennaio 2016

Iran, fine dell’embargo: opportunita’ per imprese italiane e banche

di lettura

La riapertura degli scambi commerciali con l'Iran promette una crescita dell'export italiano di 3 miliardi di euro in 4 anni. 
Scopri le opportunità per le imprese italiane, i settori di maggiori interesse per l'export e le tutele da attuare per avviare rapporti commerciali con il Paese.

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Contesto: le sanzioni e l'accordo

Per fermare l'ambizioso programma nucleare intrapreso dall'Iran dai primi anni del Duemila, l'Organizzazione delle Nazioni Unite ha approvato a più riprese sanzioni di varia natura nei suoi confronti sino ad arrivare a Gennaio 2016 in cui l’Aiea, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica in applicazione dell'accordo quadro, ha dichiarato la fine delle sanzioni.

Rimane tuttavia vietata l’esportazione verso l’Iran di:

  • beni, software e tecnologie riportati nell'elenco del regime di non proliferazione missilistico, e destinati allo sviluppo di sistemi di lancio per armi nucleari  (divieto di esportazione) mentre per quelli riportati negli elenchi del Gruppo dei Fornitori Nucleari (Nuclear Suppliers Group- NSG 1 e 2)  è previsto un obbligo di autorizzazione preventiva;
  • beni e tecnologie che potrebbero contribuire ad attività connesse con il ritrattamento o l'arricchimento o l'acqua pesante o ad altre attività non conformi al JCPOA (beni ‘quasi duali’ di cui all’allegato II al Reg. 2015/1861, che non sono listati nel Reg. (CE) n. 428/2009) (obbligo di autorizzazione preventiva);
  • beni a duplice uso (dual use) per i quali è richiesta la normale procedura di autorizzazione all’esportazione di beni a duplice uso di cui al Reg. (CE) n. 428/2009 e valevole per qualsiasi esportazione di prodotti a duplice uso al di fuori del territorio doganale dell’Unione europea;
  • software per la pianificazione delle risorse aziendali sviluppati specificatamente per l’utilizzazione nelle industrie nucleari e militari (obbligo di autorizzazione preventiva);
  • grafite e alcuni metalli grezzi o semilavorati (obbligo di autorizzazione preventiva).

Permane, inoltre, il congelamento di fondi e risorse economiche di certi soggetti o entità iraniani listati, nonché il divieto di mettere ulteriori fondi e risorse economiche a disposizione, diretta o indiretta, degli stessi soggetti.  (Fonte: MISE)

In questo contesto, appare opportuno evidenziare che a decorrere dal 16 gennaio 2016, ai sensi del Regolamento (UE) n. 267/2012, come modificato dal Regolamento 2015/1861, vengono meno

  • le restrizioni relative ai trasferimenti finanziari e le limitazioni operative all’attività bancaria, quando non collegate a entità listate o a beni e servizi vietati; 
  • le restrizioni per l'import di “petrolio greggio e prodotti petroliferi”, “gas naturale ed altri idrocarburi gassosi” e “prodotti petrolchimici”;
  • le restrizioni per l'export di attrezzature, materiali, software e tecnologie relative a “prospezione e produzione di greggio e gas naturale”, “raffinazione di greggio e liquefazione di gas naturale” e all’“industria petrolchimica”; 
  • le restrizioni per l'export di attrezzature e tecnologie navali fondamentali per la costruzione, manutenzione o adattamento di navi/petroliere; 
  • le restrizioni per il commercio di oro, metalli preziosi e diamanti; le restrizioni in materia di trasporto e servizi logistici connessi ai beni precedentemente sottoposti a restrizioni.

Ecco allora che seppur nei limiti, l’Iran oggi diventa un’opportunità per imprese e banche. A tal proposito si riporta qui di seguito un recente studio di Sace (a cura di Valentina Cariani, Angelico ladanza, Matteo Venturelli) che evidenzia le potenziali opportunità per l’export italiano. 

Iran opportunità per l’export italiano

Secondo lo studio, la fine del regime sanzionatorio nei confronti dell'Iran apre per le imprese italiane importanti opportunità, in termini di export.
Lo stop alle sanzioni, si legge nello studio, potrebbe portare a un incremento dell’export italiano verso l'Iran di quasi tre miliardi di euro nei prossimi 4 anni (periodo 2015-2018). Una cifra che, tuttavia, specifica Sace, rimane comunque “una quota marginale rispetto a quanto perso dal sistema italiano negli anni di vigenza del regime sanzionatorio”.

La composizione dell’export italiano verso Teheran è, secondo i dati relativi al 2014, così suddivisa:

  • meccanica strumentale: 57,9%,
  • prodotti chimici: 8,4%,
  • metallurgia e prodotti in metallo: 7,7%,
  • apparecchi elettrici: 5,8%,
  • gomma, plastica, materiali da costruzione: 5,3%,
  • farmaceutica: 4%,
  • altro: 10,9%.

Fonte: ISTAT

Proprio la meccanica strumentale, spiega Sace, è tra i settori più colpiti dalle sanzioni, con il valore annuo dei beni venduti che si è dimezzato dai circa 1,3 miliardi di euro del 2010 a meno di 700 milioni di euro oggi.
Dal punto di vista settoriale, il primo comparto che beneficerà della riapertura dei commerci con l'Iran è quello petrolifero, il più colpito dalle sanzioni internazionali. A questo segue il settore dell’automotive. L’Iran, spiega Sace, era “un mercato da 1,5 milioni di immatricolazioni di veicoli all’anno nel periodo pre-inasprimento sanzioni del 2011, ora ci si attende un ritorno sopra i 2 milioni di unità all’anno”. Altri settori che beneficeranno della fine delle sanzioni sono quello militare e quello dei trasporti.

La decisa crescita demografica del Paese necessiterà di un’offerta abitativa adeguata, sia di alloggi popolari che di lusso, oltre che di strutture commerciali, alberghiere e uffici. Infine, Sace individua possibilità di business anche per la “crescente sensibilità verso le nuove tendenze di design, soprattutto da parte delle élite iraniane”. Si delineano, in tal senso, buone opportunità per il settore del mobile, per gli articoli di illuminazione, gli accessori per il bagno e la cucina, i laminati in legno, i rivestimenti in vetro, le scale, gli infissi per porte e finestre, i materiali antisismici e le caldaie. 

I settori coinvolti sono quindi:

  • l'edilizia
  • l'arredamento
  • l'abbigliamento
  • e gli articoli per l'infanzia. 

Dopo petrolio e derivati viene il gas e quindi il mercato iraniano è di particolare interesse per le industrie ad alta intensità di calore: cemento, acciaio, power generation e petrolchimico. Seguono il farmaceutico, la medicina nucleare, le energie rinnovabili, la meccanica di precisione e macchinari per la sicurezza alimentare. Detto questo, l’Iran si troveranno ad affrontare una serie di problemi: corruzione, disoccupazione, l'inflazione, il basso prezzo del petrolio, l’economia  che è sostanzialmente statale ed un sistema giudiziario incerto, soprattutto per gli investitori stranieri.

Conclusioni

Pertanto, se l’accordo sul nucleare iraniano, la fine dell’embargo ed i profondi legami storici sono fattori positivi per le nostre imprese, dall’altra parte, altri fattori invitano a muoversi con cautela. Ecco allora che diventa fondamentale predisporre contratti con adeguate garanzie, gestire con cura gli aspetti doganali e documentali, predisporre tecniche di pagamento adeguate, al fine di evitare che il rapporto commerciale entri in una fase patologica e, quindi, in una situazione che molto difficilmente potrà trovare una soluzione in via giudiziaria.

Giuseppe De Marinis

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