7 luglio 2021

Food Industry Monitor 2021

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L’analisi  condotta dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo valuta i trend di mercato e l’evoluzione dei modelli di business delle aziende italiane del settore alimentare.

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Secondo l’Osservatorio sul settore food italiano, nel 2020 il settore alimentare ha registrato una contrazione della crescita dell’1% (ROS -3,8%), dovuta principalmente al calo del segmento Ho.Re.Ca. e alla riprogrammazione degli investimenti in capacità produttiva, che sono stati posticipati a fine anno.

Il 2021 e 2022 segneranno subito una ripresa, con una crescita prevista di poco inferiore al 6% annuo (ROS 6,8%), un tasso superiore alla previsione di crescita del Pil italiano.

Cresceranno di più i comparti delle farine e del packaging, e quest’ultimo in particolare beneficerà della spinta del redesign sostenibile. I settori del caffè e del vino saranno interessati da crescite importanti, trainate dalla forte ripresa del segmento Ho.Re.Ca. Molto bene anche le previsioni per il comparto del food equipment, trainato dai nuovi investimenti stimolati dal piano di recovery.

L’indagine

L’edizione 2021 dell’annuario (la settima) ha valutato le performance di 854 aziende con un fatturato aggregato di 66 miliardi di euro, ovvero il 75% di tutte le società di capitale operanti nel settore.

Gli analisti hanno preso in esame 15 comparti: acque minerali, birra, caffè, conserve, distillati, dolci e prodotti da forno, farine, food equipment (attrezzature), packaging, prodotti lattiero-caseario, olii, pasta fresca e secca, derivanti della carne, surgelati e vino.

Per ciascun comparto è stato selezionato un campione, costituito da aziende di medie e grandi dimensioni con sede strategica e operativa in Italia, facendo riferimento a quattro profili: crescita, redditività, produttività e struttura finanziaria.

Sostenibilità, innovazione e performance

Dall’analisi si rileva che:

  • l’81% delle aziende intervistate si ritiene sostenibile e il 56% ha già messo in atto una strategia di sostenibilità
  • il 78% ha nella propria gamma uno o più prodotti sostenibili, ma la scelta non si limita ai processi produttivi: il 54% è intervenuto sul packaging e il 44% valuta la sostenibilità anche dei propri fornitori
  • il 74% ritiene che attuare una strategia di comunicazione sul tema abbia un impatto positivo sulle vendite
  • il 63% pensa che processi produttivi sostenibili implichino un aumento dei costi aziendali.

Mediamente le aziende italiane hanno incrementato i propri investimenti in sostenibilità del 38,8% negli ultimi 5 anni, a testimonianza dell’inizio di un trend di cambiamento strutturale.

“Le aziende che hanno una strategia di sostenibilità formalizzata, che hanno incrementato gli investimenti in sostenibilità negli ultimi 5 anni e che comunicano in modo efficace le proprie scelte, hanno performance di crescita decisamente superiori” - osserva Carmine Garzia, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio. “Le aziende che hanno investito in sostenibilità hanno un approccio proattivo all’innovazione, in particolare di processo, e questo si riflette sulle performance di crescita, sia nel medio periodo sia nel lungo periodo”.

Previsioni a breve termine

  • Nel 2021, la marginalità commerciale (ROS) crescerà, attestandosi su valori intorno al 6,8% entro il 2022.
  • Il ROIC (rendimento sul capitale investito), che ha segnato un -5,6% nel 2020, registrerà valori sostanzialmente positivi nel 2021 e nel 2022 pari, rispettivamente, a 10,7% e 10,8%.
  • Nel biennio 2021-2022, le esportazioni del settore agroalimentare riprenderanno a crescere con un tasso cumulato del 6%.

I comparti che esporteranno con valori sopra la media di settore saranno: birra, packaging, acqua e dolci. I comparti dei distillati, del latte, dei salumi e del vino esporteranno con valori nella media di settore. Conserve, pasta, olio, caffè e food equipment registreranno una progressione più limitata nella crescita dell’export.

Performance di lungo periodo (5 anni)

Le previsioni sulle performance di lungo periodo (CAGR 2015-2019) lasciano intravedere una crescita dei ricavi superiore alla media del settore (2,7%) per caffè, dolci, farine, food equipment, vino, acqua e distillati. Spicca il comparto dei distillati, che registrerà performance di redditività commerciale (ROS) maggiore, al 13,8%. Bene anche il comparto dell’acqua (12%), food equipment (11,4%), birra (10,3%), dolci (7,8%), pasta (6,3%) e caffè (6,1%).

Le criticità saranno concentrate nei comparti dell’olio, salumi, farine e latte, che registrano valori al di sotto della media del settore.

L’ICS – Indice di Crescita Sostenibile – è calcolato considerando la crescita dei ricavi, la marginalità commerciale e la struttura finanziaria. Quanto più elevato è l’indice tanto maggiori saranno le possibilità di crescita per il comparto o per la singola azienda. I comparti migliori in questo senso, nel periodo 2015-2019, sono: il caffè (ICS 28), il food equipment (ICS 24,7), dolci (ICS 24), distillati (ICS 23), acqua (ICS 17,3) e vino (ICS 9,5). Questi comparti associano all’aumento delle vendite e della marginalità, un tasso d’indebitamento contenuto.

Settori quali pasta (ICS 6,4), farine (ICS 5,2) e in misura minore latte (ICS 4,5) occupano nel ranking posizioni intermedie in quanto non eccellono in tutti e tre i profili che costituiscono l’indice. Infine, per i comparti dei surgelati (ICS 3,8), packaging (ICS 3,2), latte (ICS 2,9), conserve (ICS 2,8) e salumi (ICS 1,1) si conferma una situazione di criticità.

Fonte: Food industry Monitor

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